
martedì 31 agosto 2010
Elogio di Bombolo

venerdì 27 agosto 2010
Il mare di mattina
giovedì 26 agosto 2010
Il souk di Tunisi

mercoledì 25 agosto 2010
Writers
Che si fotta il lato benpensante, questo qui ci sa fare!
Il pastore con il cane, e più avanti le pecore che ridono.
I due sassofonisti con il "Cambia musica Maestro!" sembrano uscire da Alan Ford.
Come dargli torto? :)
venerdì 20 agosto 2010
La strada romana

giovedì 19 agosto 2010
My place

mercoledì 18 agosto 2010
Vintage drink!
martedì 17 agosto 2010
The art of quarterbacking - John Elway

Nessuna pretesa di essere capito. Ma è veramente simile alla vita, per quanto perdoni poco o nulla. E ha un suo pathos, una sua mistica. Da qualche tempo la tv usa un raggio luminoso nei replay in campo lungo per segnare la traiettoria di un lancio fra quarterback e ricevitore. Essere stato almeno una volta ad una delle due estremità di quel raggio significa qualcosa.
Il football è sport di uomini, che devono capire che l'interesse personale si identifica con quello della squadra. Esiste una figura di riferimento che ha il suo fascino. Il Quarterback. Non si traduce. E' il generale in campo, è spesso l'icona della sua squadra. In un contesto dove non riesci a contare quanti giocatori hanno stipendi monstre, quando il quarterback parla gli altri stanno zitti e ascoltano. Se è un vero leader. Altrimenti... Beh, parliamone il prossimo anno. La leadership di un quarterback è fatta di intangibili. Tecnica e personalità, non ti serve il droide che spara un lancio di ottanta yards ma i compagni non lo stimano. Non vai da nessuna parte.
John Elway è stato il migliore della mia generazione. Il cuore dice Marino, i numeri dicono Montana.
No. Elway è la parabola perfetta. Arriva come predestinato, talmente predestinato da imporre di giocare con Denver e non con i derelitti Colts che lo avevano scelto. Ma evolve presto nella scomoda veste di perdente di lusso. Arriva al gran ballo e buca la serata, o restando comunque sulla sufficienza (contro i Giants), o partendo alla grande per venir poi semplicemente outplayed da una squadra più squadra (contro i Redskins). O venendo tout court annientato, annichilito (contro i 49ers). E il tempo passa. E' vero, se un quarterback resta integro è come il vino, gli anni lo migliorano. Impara dai suoi errori, non deve giocarsi il posto ogni volta, semmai si preoccupa della successione. Ma dentro c'è un motivo a non fermarsi, se non hai vinto nulla. Non contano i milioni, non contano le botte. Forse i primi mitigheranno gli effetti delle ultime.
Elway nel tempo sfoderava sempre degli heartbreakers che non potevi non amare, anche se li ha fatti in faccia alla tua squadra.
The Drive, la leggendaria serie nel fango e nella neve di Cleveland. Un altra serie memorabile contro gli Oilers di Warren Moon, con due situazioni di do it or die risolte come poteva solo lui: il braccio e le gambe. E la testa. E il cuore.
Ma mancava qualcosa. Elway era in una squadra che fidava troppo solo su di lui. Difesa passabile, ricevitori onesti, ma nessun corridore che permettesse di variare un po' il menu in attacco. Fino all'arrivo di Terrell Davis nel 1995. I Denver Broncos arrivarono finalmente ad avere anche la dimensione che mancava loro storicamente, ormai. E John Elway aveva qualcuno che gli toglieva un po' di carico dalle spalle. Qualche innesto in difesa, e Denver nel 1998 arriva finalmente in finale, forse ancora con la scimmia dell'ultimo massacro patito contro i 49ers di Montana. E la finale non si preannuncia facile, contro i reigning World Champions, i Green Bay Packers di Brett Favre, di Reggie White, di tanti altri fuoriclasse.
La partita è in equilibrio, le squadre si rispondono colpo su colpo. Ma Elway sui lanci sta andando così così. La difesa dei Packers è fortissima, e in quel momento Terrell Davis, che stava dominando la partita, è ancora non al massimo per l'emicrania.
Forse esiste nella vita di ogni giocatore e spero di ogni persona il secondo in cui hai la possibilità di mettere tutto te stesso per la cosa in cui credi. E l'unica arma che hai per farcela è te stesso. Elway soffriva quella partita, e l'assenza di Davis lo stava ributtando nei panni di One Man Show. Ancora una volta. E a 37 anni, e una immeritata nomea di perdente.
lunedì 16 agosto 2010
Piccolo commercio balneare

Il premio I like it di questi giorni però lo attirava un ragazzo intorno alla trentina, sempre vestito di tutto punto, con un piccolo carrellino che sulla parte anteriore portava tre o quattro cassette di pannocchie di mais e un paio di cassette di carbone e sul retro aveva un rugginoso vecchissimo barbecue acceso, che lui utilizzava per arrostire le pannocchie fino alla giusta doratura. Mi piaceva questa cosa che strideva un po' con gli altri business, tutti basati su una scelta più o meno lunga, su un po' di contrattazione e basta. Qui ti fa scegliere il pezzo, si prende tutto il tempo opportuno per la cottura e nel mentre tenta di imbastire una conversazione in una lingua diversa dalla tua. Faceva simpatia, spero che gli affari lo stiano premiando :)
venerdì 6 agosto 2010
Ninni Cassarà

mercoledì 4 agosto 2010
Delfini!
