mercoledì 16 giugno 2010

"Houston, we've had a problem here"


Se vi accorgete che alle elementari vi hanno privato della lettura dei libri di Jules Verne, per me ci sono gli estremi per intentare causa all'istituzione. Vi hanno tolto qualcosa. Verne va letto, magari non tutto, ma va letto. E con lo spirito e l'immaginazione fertile che abbiamo fra gli 8 e gli 11 anni. E no che ci stanno a piallare l'esistenza con il libro Cuore, che si legge meglio alle superiori (e per inciso si fa il tifo per Franti).

Il mio Verne è il dittico Dalla terra alla luna e Intorno alla Luna. Il primo è stato scritto nel 1865, centocinque anni prima dell'Apollo 13, viaggio molto meno letterario ma incredibilmente vicino alla vicenda narrata dallo scrittore francese.

Alla luce dell'iter della conquista dello spazio del ventesimo secolo lo scritto di Verne, se da una parte fa tenerezza per i modi avventurosi, le approssimazioni scientifiche, il candore dei personaggi, dall'altra deve essere rispettato per la cura dell'aspetto tecnico e delle ambientazioni e per la fiducia mostrata in largo anticipo verso le capacità umane.

La trama è nota: il Gun Club di Baltimore, colorita congrega di artiglieri messi forzatamente a riposo dalla fine della guerra civile, si propone di inviare un proiettile sferico sulla luna. Raccolta di fondi, progettazione, studio del problema sono quasi a compimento quando un telegramma stravolge l'intero pianeta "Sostituite obice sferico con proiettile cilindro-conico. Viaggerò dentro proiettile. Firmato Michele Ardan". Un avventuriero francese che diventa eroe popolare e poi vero e proprio idolo quando convince anche il presidente del Club (Barbicane) e il suo irriducibile nemico (Nicholl) ad unirsi a lui nel viaggio col pretesto di veirficare l'esito di una scommessa. Viene costruita una immensa bocca da fuoco (il Columbiad) nei pressi di Tampa, e davanti ad un pubblico di milioni di persone vengono sparati in orbita da una carica al fulmicotone. Ma ad un certo punto del viaggio un asteroide di piccole dimensioni passa troppo vicino al proiettile e ne cambia la traiettoria in modo impercettibile, ma tale da rendere impossibile l'allunaggio, condannando il proiettile a diventare a sua volta satellite della luna. Finchè, dopo accurati studi, i tre ricavano una spinta extra dai razzi del dispositivo di assorbimento dell'urto iniziale, ma anzichè sulla luna ritornano sulla terra, dove verranno raccolti in mezzo all'oceano.

Nel 1970 Jim Lovell, Ken Swigert e Fred Haise partirono dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral (Florida) diretti verso l'altopiano di Fra Mauro a bordo dell'Apollo 13 (altro film che va visto...). Dopo tre giorni un guasto all'impianto di rimescolamento del propellente mette seriamente in dubbio l'incolumità dell'equipaggio, oltre a far abortire la missione e l'allunaggio. Dopo avere orbitato intorno alla luna l'equipaggio è costretto all'accensione dei razzi dell'orbiter per rimettere tutto il veicolo su una traiettoria di rientro libera. Splash nell'oceano con il pathos del ritardo nel contatto radio al rientro nell'atmosfera. "Un fallimento di successo", come disse poi Jim Lovell.

Beh, giù il cappello davanti a Verne :).
E grazie a wikisource, che rende disponibile online tutto il libro.

lunedì 14 giugno 2010

Il bipolarismo perfetto


Molto spesso i film non sono migliori dei libri da cui vengono tratti. I motivi sono i più vari, il film ha dei vincoli temporali che il libro non ha, la fruizione deve necessariamente essere differente, la storia ogni tanto viene un po' maltrattata per esigenze sceniche. A titolo di esempio, se il cinema prendesse il libro come verità assoluta, la saga di Rambo si arrestava al primo...

Una delle eccezioni più gradevoli al riguardo è la filmografia di Don Camillo e Peppone. I film, curati nel secondo dopo guerra da vari registi, pescavano gli episodi qua e là dai libri di Guareschi, salvando la dinamica delle singole storie, non tanto la sequenzialità del libro di provenienza, con l'eccezione de Il Compagno don Camillo.
Ma le storie dei vari film, tranne forse il Ritorno di Don Camillo (noiosetto...), spesso hanno un appeal anche maggiore rispetto agli scritti di provenienza.

Secondo me, tale enhancement deriva tutto dalla bravura di Gino Cervi e di Fernandel, semplicemente perfetti per quei ruoli. Gino Cervi aveva un background di notevole spessore, anche come attore teatrale. Fernand Contadin in arte Fernandel (voce: Carlo Romano) in Italia divenne noto soprattutto per l'eccezionale caratterizzazione che fece su Don Camillo. Viene difficile immaginarlo in abiti differenti da quelli del burbero ma delizioso parroco di Brescello. La dinamica fra protagonisti e antagonisti era chiara e fedele allo scritto, ma molto spesso anche l'operato del sindaco comunista più famoso d'Italia era visto con occhio benevolo. I due personaggi vanno molto più d'accordo sul grande schermo che non sui libri. Quei film erano graziosi, sostanzialmente innocui e se vediamo il clima del paese all'epoca possiamo anche spendere l'etichetta di politically correct.

Proprio per questa sostanziale coabitazione in un ruolo positivo dei due estremi inconciliabili, cattolicesimo e comunismo, sarebbe interessante approfondire un po' la storia dell'autore e del contesto nazionale del periodo. Giovannino Guareschi si sarebbe orgogliosamente definito un porco reazionario, usando le parole di Peppone. Anticomunista militante, scrittore di satira in un giornalino diretto da Zavattini, negli scritti andava giù in effetti molto duramente.
L'Italia postbellica era quella ritirata su dal piano Marshall, quindi era difficile immaginare che i blocchi in quel periodo potessero coesistere o sfumare le proprie posizioni. Guareschi era connotato politicamente in maniera molto decisa, senza troppe virate di convenienza. Mi incuriosisce sapere cosa ne pensava del Peppone cinematografico, poichè quello cartaceo di solito veniva abbastanza maltrattato. Ma mi viene da pensare che comunque Guareschi volesse bene in un certo senso al personaggio Giuseppe Bottazzi. Intanto perchè la contrapposizione col nerboruto parroco era sempre vissuta sul filo del rispetto reciproco, quand'anche le discussioni fra i due terminassero pacatamente a sediate in faccia. Poi perchè Peppone aveva comunque il dono dell'ironia, della bonomia. A suo modo era un galantuomo a cui l'autore rendeva comunque l'onore delle armi anche nell'inconciliabile diversità politica. E poi, nell'economia di quei racconti, il valore della somma dei due è maggiore di quello dei singoli. Ognuno dei due assume quella connotazione in presenza dell'altro da combattere. E da combattere nel rispetto di certe regole.

Poi quei film hanno comunque tratti comici e narrativi gradevolissimi. Le chiacchierate col Cristo dell'altare maggiore, le risse, i consigli comunali, l'esame di quinta di Peppone, il leggendario siopero della fame di Don Camillo.

Volevo scrivere un giudizio duro su Guareschi, ma ho pensato che quel tipo di ruolo antagonista oggi è ricoperto da Feltri. Una prece.

lunedì 7 giugno 2010

Una onesta carriera criminale

Parti dal basso, perchè hai fatto qualche errore e sei appena uscito dal gabbio. Cerchi di riscoprire i tuoi legami familiari, la madre passata a miglior vita, che ti ha anche dato il cognome perchè il padre vallo a trovare. Just gangsta life.

Cominci ad impadronirti di qualcosa con quattro ruote e un motore. Si ma è occupata. Marginale. "Scendi, pezz'i bastasu..." Fa storie, gli passi sopra. Si rialza, metti la retromarcia.

Prime attività, si comincia dal basso. Accompagna le ragazze a fatturare, fra marciapiedi, locali, singoli clienti. Se qualcuno recrimina sul servizio, convincilo.

Ti nota una famiglia italoamericana. Diciamo la buona borghesia del posto. Business vari. Rifiuti, locali, droga, protezione del business altrui per modico compenso. Questi pagano meglio, hanno macchine migliori anche se devi sorbirti "La donna è mobile" mentre sporgi l'AK 47 dal finestrino dell'auto per eliminare un po' di sporcizia dai marciapiedi.

E poi ti fanno fare cose più divertenti, perchè non vanno poi così d'accordo con la locale propaggine della Triade... Inseguire uno con un'ascia in mano per le stradine del loro nauseabondo quartierino è spassoso. L'ultima volta praticamente è rimasto un tutt'uno con gli involtini primavera e i ravioli grigliati. Indistinguibile.

Il bello è che non si rassegnano. Non hanno capito come funziona l'economia reale, qui. Allora continui a spiegarglielo con le buone. Come quella volta che ti sei presentato dal tuo amico Eight Balls con il Mazzocchia (il camion dei rifiuti, il Thrashmaster...), per farglielo revisionare con quel po' di tritolo che ognuno di noi tiene fra i ricordi di infanzia. Poi sei andato al mercato del pesce per parlare con il capo, quel Chang-Qualcosa-Li. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Lui non lo ha fatto, tu non hai battuto ciglio. Hai solo parcheggiato il Mazzocchia e premuto un bottoncino. La pioggia di branzini grigliati è finita dopo due giorni.

Quella è stata divertente. Solo che la tua ascesa ha destato più d'un sospetto, e anche se ti sei opposto al desiderio della figlia del capo di farlo saltare in aria, ormai lì non respiri più bene. Ti serve un altro posto, un'altra idea di business. La trovi, perchè nei quartieri bene ci sono molte cose da fare. Sostituirti alla bodyguard del trafficante che sta per arrivare all'aereoporto, e accompagnarlo dove non si aspetta (tanto non la racconterà). Fare un simpatico shoot'em up con quei tizi sopra la nave che proprio non vogliono farti piazzare quella carichetta di esplosivo. Rinchiudere quei due o tre cadaveri dentro al baule del suv, per poi portarlo sotto la pressa per una soluzione pacifica di una divergenza commerciale. Buttare fuori strada chi fa attacchinaggio per il candidato antipatico, accompagnare la donna dal boss che si sta annoiando, stoccare quei simpatici residuati bellici che possono tornare utili casomai la pioggia di branzini non abbia chiarito chi comanda. Insomma comincia ad essere faticoso. Per fortuna che se sei stanco ogni tanto fai salire qualche bella chica a bordo, ti apparti e metti a dura prova gli ammortizzatori del veicolo (prezzi modici, siamo in un paese civile).

Ma che capolavoro che può essere la saga di Grand Theft Auto!

Ironia, notevoli dosi di scorrettezza politica, stereotipi volgari, musica stupenda, ritmo di gioco coinvolgente, personaggi esilaranti. Bellissimo, anche il richiamo alla realtà di certi tipi criminali. La famigghia stile Padrino, le rivalità etniche, le vamp, i narcos, i trafficanti di borsa, il parroco alternativo, non ci si nega proprio nulla.

L'unico personaggio palesemente irreale è Donald Love. Questo tizio è il proprietario di un network televisivo locale. Pieno di debiti, problemi coniugali a pioggia, legami con la criminalità del luogo. E che uno così si candidi a sindaco può veramente succedere solo in un videogioco.

venerdì 4 giugno 2010

De Idraulica Domestica (Sartre vs. "la soluzione A")



Adattando alle esperienze personali un vecchio spot di nota bibita con bollicine avente ricetta segreta, potrei affermare che le tre paure di un uomo sono l'agenzia delle entrate, l'idraulico e la retrocessione.

Al momento come esperienza traumatica manca solo l'ultima, ma c'è tempo. La prima non si nomina.

Per quanto riguarda l'idraulica, prima dello scontro fra la versione letteraria e quella real life magari qualche premessa aiuta.

Primo: ammettere l'esistenza di vincoli oggettivi. L'idraulico solitamente è impegnato a prescindere, anche il suo tempo costa, in nove casi su dieci non può fare un preventivo semplicemente "a occhio". Questo va riconosciuto e tenuto in conto.

Secondo: anche il profano può fare un minimo di prevenzione e di manutenzione di base. Periodicamente si possono pulire i rompigetti dei rubinetti, cambiare eventuali cartucce di anticalcare per lo scaldaacqua, utilizzare prodotti ausiliari che prevengano le calcificazioni, anche del semplice bicarbonato. Passare il disgorgante una volta l'anno. Con un po' di ardire si può anche accettare un minimo di rischio e lavorare con la sonda a molla, proprio se ci si sente confidenti e se si ha già idea di dove sia il problema. Ma anche con questo approccio virtuoso, non si scappa. Prima o poi il giorno arriva, nelle forme più mutevoli e insidiose. Insidiose anche e soprattutto economicamente (vedere punto primo: il tempo dell'idraulico costa).

Un esempio divertente di tubo ostruito in letteratura si trova ne Il sifone di Sartre, gradevole manualino che affronta i lavori domestici più comuni assumendo il punto di vista di vari scrittori. Nel capitolo dedicato allo stappo del sifone, narrato appunto alla Sartre, si ha un confronto amaro, esistenzialista, fra la discesa agli inferi del flessibile e il grumo di capelli di Anne, che ostruivano la conduttura. La lotta per trovarli, "capirli", agganciarli e rimuoverli dura un paio di paginette. L'esito finale ha un che di catartico, è la rimozione di un tappo interiore e questo processo porterà il protagonista a voltare finalmente pagina dopo la fine della sua storia malata con Anne. Via l'ingorgo idraulico, via quello esistenziale, si parte per un nuovo capitolo.

La realtà è appena differente, purtroppo.

Intanto per definizione il problema idraulico si manifesta alle soglie del weekend, meglio se festivo, quando scatta il tariffario delle urgenze. Quindi la prima opzione è quella di aspettare il primo business day utile (ma non è sempre possibile...) piuttosto che destinare cifre a tre zeri alla soluzione del problema. Si dà per implicito che qualsiasi tecnica da autodidatta si sia già mostrata inutile.

Il primo step è un consulto con chi ne sa strutturalmente un po' più di noi. Se disponibile, di solito il portiere dello stabile conosce problemi ricorrenti, dislocazione di punti critici, varie note utili. A volte è persona operosa che sa industriarsi anche in piccole riparazioni. Ma non va mai così bene.
Il portiere è comunque un utile default gateway verso un idraulico di zona, o comunque un idraulico che stia già facendo qualche lavoro nello stabile. Da questo momento in poi siamo usciti dall'ambito del freeware, per capirsi. Nessuna altra operazione avrà più impatto economico nullo.

Per localizzare e rimuovere l'infame grumo, arriva quindi un tecnico specializzato. Munito inizialmente di attrezzatura di base. Fa i suoi rilievi, le sue prove, inonda ripetutamente casa per individuare il punto esatto. Ma non è detto che ci riesca sempre e questo non per sminuirne la professionalità. Se le cose non sono a vista, non è sempre semplice capire dove sia il problema. Può starci. L'idraulico dopo un paio di ore di riflessioni e tentativi chiama il socio. Riprovano, riallagano, non possono non rompere un paio di mattonelle per approfondire. Ma può starci ancora che il problema non venga individuato. E lì, oltre al disagio economico/logistico, subentra anche un po' di sconforto, non lo nego.

Quando successe, lo scorso anno, i primi due idraulici dopo qualche ora convennero per l'inevitabilità della "Soluzione A": A è un terzo idraulico, di cui non è possibile avere i contatti perchè altrimenti i primi due non possono lucrare sull'intermediazione, che si presenta nel tardo pomeriggio atteso ormai come l'ultima alternativa allo sgancio dell'atomica nei tubi.
A indossa tenuta istituzionale, ma è munito di una attrezzatura di tutto rispetto. Centrale operativa portatile, che include una telecamerina immerdibile (ovvero: immergibile nella...). La telecamerina viene calata nello scarico ostruito per un paio di metri. Localizza il tappo che probabilmente ha una forma e una consistenza che lo rendono non agganciabile dalla sonda normale (vedi sopra, altrimenti lo facevi da solo). Ciò detto, A richiama la telecamerina e attacca una specie di maglio perforante di Goldrake sulla medesima centrale operativa. Lo riporta a livello. Spinge un pulsante. Finito. Il tappo viene (auspicabilmente) frantumato e comunque spinto via, con il semplice aiuto della forza di gravità (almeno quella è gratuita).

Ovviamente quello che mi lascia contrariato è che va remunerata non solo la "Soluzione A" che è effettivamente riuscita a risolvere, ma anche la catena di intermediari che ha lavorato tot ore senza arrivare alla soluzione e che ovviamente non rilascia mai il numero di telefono di A.

E ora siamo daccapo con un altro tubo ostruito, presumibilmente calcare e piccoli detriti, ma questo è a muro e richiederebbe una telecamera da microchirurgia :(

giovedì 3 giugno 2010

La gita in provincia (Ispa does London...)

Nell'ottobre 2007 ho assistito per la prima volta nella mia vita ad una partita NFL dal vivo. I peggiori Miami Dolphins di sempre contro i New York Giants, che di lì a poco avrebbero battuto i nostri simpatici rivali nel più grande upset footballistico dell'era moderna.
Vista la disparità di valori in campo, la sconfitta per 13-10 ci andò quasi bene. Pioggia, poca confidenza con il prato di Wembley, quindi per non saper nè leggere nè scrivere i Giants si limitarono a Jacobs left, Jacobs right, Jacobs up the middle, con il simpatico n.27 che trasportava con leggiadria i suoi 120 chili attraverso la nostra rimaneggiatissima difesa. In sostanza la partita fu praticamente un incidente di percorso di uno dei weekend più esilaranti che io ricordi...

Arrivo il sabato verso pranzo, atteso a Stansted dal gruppetto di amici Ispers già giunti in loco. Guidato telefonicamente in un ristorantino dove si pasteggia a quello che a tutta prima ricorda un po' il rognone di castrato alla griglia dell'Ulisse di Joyce, metto subito in chiaro quale sarà per quei due giorni e poco più il mio approccio verso i locali con un "Si ricordassero che questa era una provincia nostra", giusto per definire le distanze fra i Britanni e la prole dei Cesari.
Si arriva in treno in città, con l'idea dichiarata di passare per l'onesto alberghino dove avevamo prenotato le stanze, posare il bagaglio e uscire. Ma la strada dell'inferno è notoriamente lastricata di buone intenzioni, soprattutto se non hai chiarissime le intersezioni della metro di Londra e se non conosci per tempo quali segmenti siano chiusi per lavori. Fatto sta che il perfetto meccanismo organizzativo si inceppò un po' fra Aldgate e Aldgate East, e ripassando davanti all'attempata signora che in un primo tempo ci aveva fornito l'indicazione tenemmo tutti quanti un profilo bassissimo per evitare di essere perculati dalla simpatica nonnina.

La stanza d'albergo non era quello che si dice "spaziosa", ma per due nottate che sarebbero state spese in chiacchiere di football e altre amenità poteva anche andare. Ad evitare strane commistioni, il matrimoniale venne assegnato a due tizi con lo stesso nome di battesimo che tifavano per la stessa squadra.
Il pomeriggio e la serata passarono in totale allegria. Si parte dalla scoperta di un luogo detto Starbucks che avrebbe lasciato un segno indelebile nel mio fegato, una passeggiatona fra Piccadilly, Carnaby e zone limitrofe, ognuno intento a scoprire nuovi modi per intaccare la propria carta di credito. Regali per bimbi pagabili in comode rate, maglia di Peyton Manning che per il giro perverso dollaro euro sterlina costava di meno con lui dentro, varie ed eventuali.

Per l'ora di cena lasciamo una prenotazione ad un locale della catena TGIF (Thank God It's Friday) di lì a novanta minuti. Poco oltre, inoltrandoci nel centro di questa simpatica provincia romana, ci imbattiamo in un gruppino di loschi figuri che, non fosse altro per la mole, non passavano proprio inosservati... I veri esperti di football si intendono fra loro con uno sguardo... "Ragazzi, quello è Crowder?" "Cazzo dici, Crowder ha i dreadlocks". Corriamo comunque indietro dai tizi, presentandoci con la britannica uscita "Excuse me, Sir... But... Are you a Dolphin player?". Occorre notare che il gruppo si componeva di una specie di statua greca di due metri in maglioncino bianco, più tre o quattro tarchiotti del Mulino Bianco... Come verificammo dalla media guide, il fisico statuario era Anthony Alabi, riserva della riserva della riserva, che gentilissimo si fece le foto con noi. Mentre i tarchiotti probabilmente erano i titolari. "Fisionomisti come Stevie Wonder", osservò sagacemente qualcuno.

Il top della serata è comunque il nostro trionfale ingresso al TGIF, accolti da una gradevole camerierina che sentendoci parlare interviene amabilmente con "Oh! Italiani! I'm learning... MACCHECCAZZO!!!". Con la dovuta flemma le si fece notare "Excuse me, ma'am. It's not that polite". Smaterializzata anche la camerierina.
Il gameday andò via piovoso in una città preparata assolutamente a dovere. Eccellente l'organizzazione che ha permesso di ritirare i biglietti in loco praticamente senza attesa. Niente tailgate party per il meteo, una statua-robot di Jason Taylor alta sette metri un po' inquietante.

Già detto della partita, che mi lasciò comunque senza voce, anche per la beata libertà di poter pensare ad alta voce nei riguardi della decina di tizi che hanno passato tutto il tempo a fare la spola col bibitaro per le birre passandoci davanti.

Alla fine dell'agone ero sulle gradinate a fianco di M, che indossava il giaccone dei suoi Raiders, quando veniamo avvicinati da una specie di templare, che indossava la cotta metallica, aveva una spada di plastica, una età e un tasso di birra nel sangue rispettabili, la livrea bianca con la croce rossa e la scritta "Crusader Raider". Elargisce a M la sua business card. Noi notiamo che questo fa il "Crusader Raider" proprio come occupazione fissa, risatina e finisce lì. Si scende per ritrovarci col resto del gruppo e in una delle varie hall dello stadio di Wembley (spettacolare!) ritroviamo il crociato che è diventato una sorta di attrazione, come il centurione davanti al foro romano. Gente che fa la fila per fotografarsi col tizio. Mah. Lo vediamo abbracciato ad una bellissima ragazza che aveva però il brutto difetto di tifare per i Seahawks, come provava la maglia. Rivedendo M che indossava l'amato logo dei Raiders, il crociato butta letteralmente via la fanciulla, si avvicina a M ed estrae un drappo nero enorme, con il logo dei Raiders e la scritta Raider Nation. Esaltatissimo, si avvicina a M con cui ebbe il seguente immortale scambio:

Crociato: "C'mon my friend! Let's take a picture together! We are Raider Nation, ONE NATION!"
M : "ONE STATION!!!!" (allargando le braccia, volto incredulo per il tempo comico appena concretizzato...).
Nella foto M ovviamente è in lacrime per le risate, come tutti noi intorno :)

Nella discesa finale passammo davanti allo spogliatoio delle cheerleaders (taccio...), e ci fermammo a vedere e a fotografare i giocatori che uscivano dagli spogliatoi per salire sui bus.
Un weekend bellissimo, una occasione in più per spendere tempo fra noi malati di football e amici del niusgruppo. C'era anche il classico "convitato di pietra", come fa notare anche la scritta sul marciapiede della metro riportata nella foto :)


lunedì 31 maggio 2010

Who needs enemies.../4


Una delle perle di saggezza che ci ha regalato il Marchese del Grillo è che "quanno se scherza bisogna esse seri". Verissimo. Se fai scherzi di un certo tipo, in una certa scala c'è poco posto per improvvisazioni, pressappochismo, approssimazioni varie. Bisogna definire il plot dello scherzo, avere un piano B, investire tempo e risorse nella preparazione. Uno dei periodi più divertenti della mia vita iniziò proprio con l'incontro di un gruppo di amici molto eterogeneo, per età, interessi e quant'altro, ma "con il gusto difficile di non prendersi mai sul serio".

Nell'estate dei miei 20 anni, incappai appunto in un gruppo di professionisti coi quali mi trovai praticamente nel mio habitat da subito. Vacanza in un bel campeggino in Calabria, sulla parte ionica. C'era da movimentare il ferragosto con qualcosa che non fosse la scontatissima guerra di gavettoni (l'anno prima il gestore ci aveva chiuso l'acqua, come se col mare davanti uno si ferma...) o altri divertimenti "nazionalpopolari". Mapperfavore.

L'idea, pretenziosa, traeva spunto dal fatto che il campeggio affacciava su una piccola deliziosa conca, e che quindi quel tratto di spiaggia era isolato dal contesto. Proprio per questo ci venne in mente qualcosa che tenesse tutti quanti fuori dall'acqua per aumentare il climax verso la scena madre che avevamo in mente.

Due squadre quindi lavorarono alacremente per tutta la notte. C'era chi curava l'allestimento dello squalo, ottenuto foderando di nero un windsurf e alterandone un po' la deriva. Io e altri due amici avellinesi curavamo quella che doveva semplicemente essere la scenografia a supporto.
Lo scherzo era quello di seminare un po' di psicosi per tenere tutti fuori dall'acqua tranne qualche imprudente, che a mezzogiorno in punto sarebbe stato inseguito dallo squalo auspicabilmente fra le urla di terrore dei campeggiatori, per poi rivelare la burla.

Per tenere qualcuno fuori dall'acqua nel giorno di ferragosto bisogna essere convincenti. Preparammo quindi quattro bellissimi cartelli, scritti in uno stampatello sufficientemente intimidatorio e burocratichese.
- "Con l'ordinanza numero X del giorno 14/8/1989 della Unità Sanitaria Locale Catanzaro-3 e del comune di Isola Capo Rizzuto si fa divieto assoluto di balneazione a tutta la popolazione causa invasione di segozzi" -
In basso, diligentemente, sulla sinistra il timbro della USL, sulla destra quello del comune, fatti disegnando le matrici su una patata tagliata a metà.

Pur con l'indubbia buona volontà, l'impianto del tutto restava fragile senza un adeguato contorno di mestatori opportunamente reclutati. Piantammo i cartelli alle 4 del mattino, e restammo a goderci l'alba in spiaggia. Verso le nove, cominciavano ad arrivare mamme con bimbi piccoli, che vengono prudentemente tenuti fuori dall'acqua, qualcuno anche con le maniere brusche. Poi scesero un po' degli adulti con cui eravamo d'accordo. Famiglia della buona borghesia avellinese, che comincia a ricamare sul problema :"Ummaronn. I segozzi pure qua. L'anno scorso a Marina di Camerota insieme alle sanguisughe c'hann fatt'na chiav'c overamente!" E quindi per il momento stavamo riuscendo a tenere tutti fuori dall'acqua...

Finchè, poco prima di mezzogiorno, scende altro gruppetto di romani. Il ras, peraltro persona simpatica, si pianta davanti ad uno dei divieti e pontifica "E' 'no scherzo!". E lui e gli altri del gruppino entrano in acqua, con l'alone del dubbio che erano riusciti a sollevare e con un bel po' di invidia da parte nostra che morivamo di caldo.

Dopo dieci quindici minuti in acqua, il tizio esce tutto beato e soddisfatto, e si avvicina a noi per prenderci un po' in giro... "Regà, che spettacolo l'acqua oggi, come si sta bene, ma che ve state pure a fidà de quelle stronzate, ma figurateve...." e lì scattò il genio di uno di noi, che lo gelò con un semplice "Ma allora perchè ti stai grattando?"
Il tizio non si stava grattando, ovviamente, ma da quel momento in poi iniziò furiosamente a massacrarsi da solo braccia e schiena. Convincemmo lui e i suoi amici a versare un po' di latte sulle zone irritate, in attesa di trovare una farmacia e dei farmaci opportuni. Al terzo litro di latte decise che il problema era serio e richiedeva l'intervento di un medico di pronto soccorso. Andò via con due suoi amici scortato dalle nostre fraterne raccomandazioni di riferire al medico che forse si trattava dei terribili segozzi.

Ritornò a pomeriggio inoltrato, appena contrariato dal fatto di essere stato sbeffeggiato anche dal medico di pronto soccorso, che era uno che aveva visto Amici Miei e lo aveva trattato di conseguenza. Sbollita l'arrabbiatura per la figura che gli avevamo fatto fare, la prese a ridere anche lui :)

Ovviamente nessuno ha notato lo squalo, erano tutti intenti a versargli il latte addosso...

giovedì 27 maggio 2010

Passeggiata istruttiva

Negli ultimi due giorni del viaggio a Dallas nel 2007 non avevo impegni di training, le attrattive della città non erano poi tantissime, non potevo spostare il volo per tentare di trovare un biglietto per vedere Redskins-Cowboys allo stadio, e peraltro dovevo anche lasciare la stanza all'Hyatt Regency perchè era tutto esaurito per il weekend. Trovai un alberghino caratteristico nei dintorni, di quelli con le scale antincendio al centro dei balconcini delle stanze. Prezzo onesto, pulitino, nulla di trascendentale ma alla fine si trattava di una notte sola. Mi divertii a girare la città praticamente a piedi, senza usare i bus, nè il delizioso servizio di tram antichi, restaurati da una associazione del posto, che fanno la spola fra Downtown e il Village. Insomma, una decina di chilometri in quel pomeriggio li avrò anche fatti. Ma la parte interessante di quella giornata fu la mattina. Come anticipavo, al di fuori dello scenario dell'omicidio di John Kennedy a Dallas non c'è altro. Bon. Vediamo di che si tratta.



Come noto, le conclusioni della commissione Warren stabilirono che Lee Harvey Oswald sparò dall'ultimo piano della biblioteca pubblica (angolo Elm Street - Dealey Plaza) tre colpi in un massimo di sette secondi, il terzo decisivo, il secondo un po' strano (la teoria della pallottola magica, perorata dall'avvocato Arlen Specter, che ultimamente da senatore s'è occupato dello spygate dei Patriots. Strano che ne siano usciti profumati come rose...). Quello che può essere interessante è una semplice constatazione di un po' di evidenze. Proprio per eliminare equivoci, non intendo discutere delle tesi di complotto di Jim Garrison in JFK, che peraltro non riscuotono consensi unanimi, anzi.

L'unico dato di fatto da cui non recedo è la validità del filmato di Abraham Zapruder.

Il filmato mostra in vari momenti una successione di sei o sette spari, tra cui uno completamente a vuoto, uno che centra il governatore Connally alle spalle (che potrebbe anche essere compatibile con la posizione assegnata a Oswald), uno che fa portare a Kennedy le mani alla gola e quello decisivo, che fa esplodere il volto del presidente dal davanti, spostando la testa all'indietro. Incompatibile con la posizione di Oswald anche alla luce del fatto che costui avrebbe usato un fucile scadente e avrebbe dovuto espellere i bossoli a mano. E quello decisivo sarebbe stato l'ultimo colpo.



La foto sopra è scattata approssimativamente con una angolazione, se non una distanza, simile a quella da cui Zapruder stava girando il suo filmino. Il gruppo di turisti si trova nel punto in cui la limousine presidenziale era al momento dello sparo decisivo (c'è una piccola mattonella illustrativa sul marciapiede). Nella foto sotto viene presentata una posizione pressochè ideale per un tiratore per il colpo frontale, quello mortale. Defilato, dietro una recinzione ove potersi accovacciare, coperto da un po' di vegetazione. Posizione perfetta, possibilità di sparare anche più di un colpo perchè l'auto, procedendo a bassa velocità, non avrebbe di molto variato l'angolazione fra bersaglio e tiratore. Alle spalle di quasi tutti gli spettatori, quindi una via di uscita ragionevolmente defilata e comoda.

Quello che ho raccontato qui è nulla più che una opinione personale. Due ore spese in duecento metri di strada, a cercare di farmi un'idea su uno dei fatti più discussi e sviscerati della storia recente. Non mi interessa capire se le conclusioni della commissione Warren intendessero coprire chi e cosa, ma l'idea che uno ricava semplicemente osservando la crime scene stride con la verità ufficiale.

Un piccolo appunto a Oliver Stone... due cospiratori non sono molto credibili... Joe Pesci nel ruolo di David Ferrie se la cava anche bene, ma uno degli anticastristi cubani, francamente poco riconoscibile, è nientemeno che Tomas Milian :-)